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Quell’arte di strada della Big Apple…

Da tempo faccio un gioco. In tutti i miei viaggi in giro per il mondo seleziono quello che più mi piace e lo inserisco nella città dei miei sogni. Insomma, faccio un collage delle cose belle che scopro viaggiando e le inserisco in questo luogo immaginario, un posto tutto mio dove rifugiarmi quando proprio non ne posso più delle routine del quotidiano.

Vi dirò, la città (che poi è anche un po’ campagna, un po’ mare e c’è anche qualche montagnetta qua e là) che ne sta venendo fuori non è niente male!

Ecco, dovendo scegliere cosa prendere di New York da portare nella mia città ideale non ho dubbi: acchiappo tutta quella meravigliosa arte di strada coloratissima e bizzarra. La prendo e la porto via.

Ma prima ve la mostro.

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Istanbul, la città dei gatti

Difficile non innamorarsi di una città in cui a farla da padrone sono loro: i gatti.

Passeggiando per Istanbul non è raro imbattersi in omoni grandi e grossi, dallo sguardo arricciato, che si sciolgono in brodo di giuggiole mentre accarezzano qualche micetto incontrato casualmente per strada. 

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Una cosa è certa: qui i gatti sono amati e rispettati e, pur vivendo in strada, vengono trattati da veri e propri nababbi. Basta guardarsi un po’ in giro per scovare ad ogni angolo piatti prelibati e ciotole cariche di latte.

gattospondacinese1Sono particolarmente belli, con il pelo morbido e pulito e vivaci occhietti che scrutano ogni movimento, e incredibilmente socievoli: non passerà un minuto dal vostro arrivo in città senza ritrovarvi circondati da questi dolci pelosetti in cerca di coccole.

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Da veri padroni della città hanno accesso libero praticamente ovunque. Li vedrete rotolarsi sui tappeti di una moschea durante l’ora della preghiera o aggirarsi indisturbati all’interno dei più famosi musei.

Quando il clima si fa rigido entrano sornioni nel primo locale che gli capita a tiro, scelgono accuratamente la sedia più comoda e si mettono a sonnecchiare fra gli sguardi divertiti dei turisti. 

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Capita di frequente che si facciano spazio tra le chincaglierie del Gran Bazar in cerca di un angolino adeguato per farsi un bagnetto. I venditori, abituati a questi simpatici ospiti, li accarezzano e li guardano compiaciuti mentre noi cerchiamo di immortalarli.

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Spesso vanno in giro in coppia. A volte litigano nel cuore della notte svegliandoti di soprassalto, altre giocano rincorrendosi come bambini, altre ancora si appisolano l’uno sopra l’altro nei pressi di un cimitero.

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Se il grado di civiltà di un paese va misurato anche in base al rispetto mostrato nei confronti degli animali, bè, chapeau ai turchi che anche in questo caso ci battono clamorosamente.

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Carnevale di Ivrea, una battaglia di emozioni

Si narra che quest’anno le adesioni alla battaglia delle arance abbiano superato ogni aspettativa. A raccontarcelo uno dei protagonisti di questo carnevale: casacca a quadri bianchi e neri e una grosse torre arancione al centro. È la divisa degli scacchi, una delle storiche squadre di aranceri con cui abbiamo avuto il piacere di pranzare, poco prima che la battaglia avesse inizio. Un piatto di pasta al pomodoro e un pezzo di formaggio, cori da stadio e tanti abbracci. Si respira un’incredibile aria di festa che trascina immediatamente anche noi, eporediesi per caso.

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Ivrea in questi giorni è un tripudio di colori: c’è il verde-giallo degli Arduini, acerrimi nemici degli scacchi, con cui divideranno la splendida Piazza Ottinetti. C’è il rosso-blu dei Picche, i tiratori più antichi, e il nero de La Morte. Ci sono i Tuchini che occuperanno una delle zone più affascinanti della città e che ci hanno conquistato con un pintone di vino ed una travolgente allegria.

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E poi ancora i diavoli, i mercenari, le pantere e i credendari per un totale di 9 squadre a piedi che duelleranno contro ben 54 carri. Storia e leggenda si intrecciano in questo scontro a suon di arance di Calabria, rievocazione della ribellione popolare alla tirannia.

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Noi, seguendo scrupolosamente l’Ordinanza del Generale, contribuiamo a questo splendido gioco di colori indossando  il berretto frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione del popolo alla ribellione.

L’origine della battaglia è collocabile nell’Ottocento quando, negli ultimi giorni del carnevale, le giovani fanciulle di Ivrea presero l’abitudine a lanciare dai balconi delle loro abitazioni omaggi di ogni tipo: confetti, fiori, coriandoli. Ai tempi non esistevano zone franche, l’intera città era presa d’assalto.

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La battaglia delle arance, e l’intera manifestazione carnevalesca, è un’incredibile evento che coinvolge grandi e piccini, donne e uomini, eporediesi e non. I giovani ne prendono parte a cominciare dai 13 anni, ma la loro appartenenza ad una squadra è segnata fin dalla più tenera età. Zone a loro dedicate, arance di dimensioni ridotte e piccoli carri decorati sono le loro armi da giocobambini

Una lotta all’ultima arancia che termina sempre con una stretta di mano. Terminati i giochi, tolte le casacche, si torna a casa amici più di prima, passeggiando in un manto di morbida e colorata polpa e respirando emozioni ancora fresche nel cuore.

Grazie a Turismo Torino (Silvia Lanza e Chiara Crovella) ed alla Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea per averci dato la possibilità di partecipare a questa splendida manifestazione.

Istantanee dal mondo: la bizzarra Bruxelles

È facile aspettarsi che la sede del Parlamento europeo sia una città seria e composta.

Niente di più sbagliato! Bruxelles mi ha positivamente colpita proprio per il contrario: una città allegra e a tratti bizzarra, colorata e giovanile.

Quante volte il nostro immaginario è popolato da pregiudizi e false credenze, anche sui luoghi, che puntualmente (e fortunatamente) verranno disconfermati!

Mi aspettavo una città grigia e seriosa e invece…

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Come non innamorarsi di una città così?

 

Frutti esotici, teschi e carillon, a Madrid

Il bello di tornare in una città che già conosci sta nel sentirsi libero di “cazzeggiare” senza sentirsi troppo in colpa.

Qualche giorno in quel di Madrid, di passaggio per andare ad esplorare quel sud della Spagna che rincorrevo da un pezzo.

Se, come direbbe Andrew Zimmern, “il modo migliore per conoscere un paese è esplorarne i suoi mercati”, stavolta ci ho dato dentro di brutto. Me li sono girati proprio tutti.

Il mercado de San Miguel si trova proprio dietro Plaza Major e tutto sembrerebbe tranne che un mercato. Una bellissima struttura in ferro di inizio Novecento che ospita al suo interno goloserie di ogni genere. Pavimenti lindi e un ordine maniacale. Sicuramente un mercato solamente da ammirare. Dubito che qualcuno faccia la spesa in un posto dove due noccioline costano tre euro e con qualche fetta di jamon si superano nettamente i dieci. Però è veramente piacevole passeggiare tra questi corridoi splendenti e rifarsi gli occhi con cibi mai visti prima: frutti esotici, salumi e formaggi, ostriche e frutta secca. A San Miguel non senti manco la puzza di pesce tanta è la perfezione.

Cambiamo rotta e ci dirigiamo verso il mercado de Fuencarral, sulla via principale di Chueca, decisamente tutto un altro mondo! In realtà è più un centro commerciale per fighetti alternativi: borchie e catene, collanine fluorescenti e felpe con i teschi. Alcuni negozi intimoriscono un po’ con questo loro stile tra il dark e il metal, ma devo ammettere che qualcosa a casa riesco sempre a portarmela, soprattutto in tempo di saldi. Una passeggiata nel barrio è d’obbligo. Non ho ritrovato quell’atmosfera contagiosa che tanto mi aveva colpita qualche anno fa, ma rimane pur sempre uno dei miei preferiti.

Poi c’è El Rastro, uno dei mercati più estesi e caotici che abbia mai visto. Bancarelle che si susseguono l’un l’altra senza darti tregua. Nato come mercato delle pulci, ora la vendita si è allargata a qualunque genere di oggetto si possa immaginare. Borse, vestitini, collane e bracciali, macchine fotografiche e obiettivi, lampadari, mobili, quadri. E poi ancora set per unghie, vasi, cappelli, uccellini, libri e dvd, giochi per bambini, scarpe, carillon e potrei continuare all’infinito. Il fatto che nulla di tutto ciò sia realmente interessante passa in secondo piano. Il bello di El rastro è la moltitudine di persone che lo attraversa, il vociare dei commercianti, i sorrisi dei bambini sulle spalle dei papà. Questi sono i mercati che piacciono a me.

Info:

Mercado de San Miguel, Plaza de San Miguel, Madrid

Mercado de Fuencarral, Calle de Fuencarral 45, Madrid

El Rastro, Metro Latina o Puerta de Toledo

Lione, la fredda città che ti scalda il cuore

Mi sono bastati un paio di giorni per scoprire che Francia non significa necessariamente Parigi.

Il primo weekend di settembre, non paghi delle ferie d’agosto (e chi se lo scorda quel film di Virzì?), siamo saltati su un autobus che in appena quattro ore di letture e sonnellini ci ha condotti a destinazione: Lione!

La città d’Oltralpe è assai famosa in quanto capitale della gastronomia francese e vanta un centro storico (Vieux Lyon) dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Passeggiando tra i suoi vicoli è veramente difficile non rimanerne estremamente affascinanti…

Ma Lione è anche altro e queste sono state le mie scoperte…

Ho scoperto che…Lione è la città delle caramelle! Incredibile la quantità di negozi che vende golosità gommose di ogni sorta e piccole botteguccie che sfornano aromi di vaniglia e cioccolato. Io stessa non ho resistito e ho passato 48 ore a masticare topolini, casette, fragoline e liquirizie che si attaccavano ai denti come sanguisughe.

Ho scoperto che…Lione ha un mercato della domenica come dio comanda (e chi se lo scorda quel romanzo di Ammaniti?) che si estende lungo le rive della Saona e vende di tutto. E’ talmente ordinato da aver paura a sfiorarlo con gli occhi. La parte alimentare è divina, formaggi cremosi di un bianco candido, pain au chocolat, frutti esotici e polli arrosto. Non da meno la parte dedicata all’artigianato locale e all’antiquariato.

Ho scoperto che…Lione è la città della seta. Bisogna faticare parecchio per raggiungere il quartiere della Croix Rousse, ma è proprio qui che vivevano i lavoratori della seta ed è possibile riscoprire le origini di quest’arte. Fantastico il Mur des Canuts, una facciata di un palazzo interamente dipinta…talmente bene da sembrare reale!

Ho scoperto che…Lione è la città dei traboules, passaggi interni agli edifici costruiti per permettere il transito da una via all’altra senza dover uscire in strada. Nel corso della storia sono stati utilizzati come riparo durante guerre e rivolte (pare che i nazisti non fossero a conoscenza di questi passaggi), per percorrere ampie distanze in tempi brevi e senza bagnarsi, per permettere ai tessitori di non bagnare le loro stoffe passando da un edificio all’altro nei giorni di pioggia.

Ho scoperto che…a Lione si mangia nei bouchons, tradizionali taverne che servono piatti tipici. Si trovano nella parte vecchia della città e sono tutti molto caratteristici: tavoloni in legno, pareti ricoperte da quadri e manifesti ed un atmosfera caotica ma allegra.

Ho scoperto che…i Lionesi sono gentilissimi, sorridenti e fanno un buon caffè!

Ho scoperto che…Lione è la città di Antoine de Saint-Exupéry!

Istantanee dal mondo: vicoli di Siviglia

Istantanee dal mondo: l’Alcàzar di Siviglia

C’è un palazzo, a Siviglia, che nulla ha da invidiare al più famoso Alhambra di Granada. L’Alcàzar è uno splendido complesso in stile mudejar, solo un po’ più piccino e meno conosciuto.

Al suo interno una stanza mi ha colpita particolarmente: il patio de las Munecas (Patio delle bambole) chiamato così semplicemente per due minuscoli volti che decorano uno dei capitelli.

Vi assicuro che è stato come cercare un ago in un pagliaio, ma è stato veramente divertente osservare un’intera folla di turisti da tutto il mondo che faceva a gara a chi avrebbe scovato per primo, fra tutti quei pizzi e merletti, i volti incriminati!

C’era una volta…Sintra

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A Sintra, una località non distante da Lisbona, si nasconde un castello.

Come tutte le cose rare e preziose è un gioiellino che si fa desiderare.

Raggiungiamo il tranquillo paesino in tarda mattinata e cominciamo a vagare senza meta, aspettandoci di scorgerlo da un momento all’altro.

Un verde incontaminato, deliziose casette e faticosissime salite caratterizzano Sintra.

Passeggiamo tra negozietti di souvenir e locali turistici assaggiando un pezzo di Portogallo completamente diverso dalla città che finora ci ha ospitati, Lisbona.

Percorriamo diversi sentieri che non ci porteranno da nessuna parte, ma ci godiamo il fresco e la pace che solo i boschi sanno dare.

Del castello, neanche l’ombra. Eppure la guida dice che si erge su un colle, possibile non vederlo da quaggiù?

Riusciamo a raggiungerlo solo a metà pomeriggio, dopo diverse peripezie, ma lo spettacolo che si apre ai nostri occhi ci ripaga di tutta la fatica.

Il Palàcio da Pena, così si chiama, è un castello fiabesco, di quelli che sogni solo quando sei bambino, quando l’immaginazione è fatta di colori vividi e forme tondeggianti.

Racchiude un misto di stili diversi: manuelino, gotico, moresco, barocco, rinascimentale…una pacchianata direbbe qualcuno, me compresa. Ma avete mai sentito raccontare di castelli sobri nelle fiabe?

Per la prima volta me ne sono fregata della sua storia, delle sue origini. Mi sono immersa in questo mondo incantato con la bocca spalancata e gli occhi luccicanti. Sono veramente tornata un po’ bambina.

Solo dopo ho scoperto che è stato fatto costruire da Maria II di Braganza per il suo futuro sposo, re Ferdinando II del Portogallo e che è stato eletto una delle sette meraviglie del Portogallo. Se sono tutte così, mi son detta, comincio già ad organizzare il prossimo viaggio.

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Quell’oceano di De Andrè che è stato anche un po’ mio

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Quest’estate ho visto l’oceano per la prima volta.
Ho messo una mano sulla fronte per ripararmi dal sole e ho visto unirsi i colori del cielo con quelli del mare.
Ho fantasticato di rimpicciolire la cartina di Google Maps e vedermi lì, un pallino rosso con un immenso azzurro intorno.
Mentre bagnavo i miei piedi nelle sue acque ho immaginato di intonare la mia canzone preferita di De Andrè e di dimenticare, per un attimo, gli schiamazzi della gente attorno e la sensazione dell’acqua gelida che saliva su per le gambe.
Perché l’acqua dell’oceano è veramente tanto fredda.

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Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse: “vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole mi ha fatto male”

Oceano. Fabrizio De Andrè

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