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La mia Istanbul inesplorata

Quando arrivi a Istanbul ti rendi conto che devi fare delle scelte.

Ti aspetti una città grossa e caotica.

Ti ritrovi davanti un gigante che rischia di calpestarti, se non sai domarlo.

Una città enorme, pazzesca, che brulica di gente 24 ore su 24.

Gli stimoli sono talmente tanti, continui, che devi selezionare attentamente ciò che vuoi ti arrivi da quello che è possibile tralasciare, per non rischiare di lasciarti sopraffare dal “troppo”, rimanendo paralizzato. 

Avevo un programma in mente prima di partire. Una sorta di To-do list che, come previsto, non ho minimamente rispettato.

Qui c’è tutto quello che non ho visto, quello che non ho trovato sulle guide cartacee, brevi appunti per me e per il mio prossimo viaggio (che sicuramente ci sarà) in questa meravigliosa città, annotazioni per tutti coloro che ne vogliono approfittare.

LA MOSCHEA DI SOKOLLU MEHMET PASA

Istanbul conta decine e decine di moschee; la verità è che, se ne avessi avuto il tempo, le avrei visitate tutte. Adoro queste enormi strutture con i loro minareti che ti scrutano dall’alto. Per non parlare del cortile interno (sahn) con l’immancabile vasca per le abluzioni, a volte sostituita da piccoli rubinetti disposti in fila.

Minareti

Minareti

La moschea blu è in assoluto la più visitata, non a torto! Imponente, magica. A dispetto del suo nome, si illumina dei colori caldi dell’arancio ogni pomeriggio al tramontar del sole. Conta ben sei minareti, superata solo dalla moschea più importante del mondo islamico, a La Mecca.

Moschea blu

Moschea blu

La Moschea di Sokollu Mehmet Pasa si trova a pochi passi ed è talmente snobbata dai turisti da aprire solo in alcuni momenti della giornata. Pare sia una delle più belle moschee di Istanbul. Arrivati lì davanti abbiamo trovato solo un gruppetto di giovani (olandesi? svedesi?) ed una porta sbarrata. Abbiamo atteso invano. È arrivato anche un fedele che, con fare sicuro, ha bussato più volte. Niente. Ce ne siamo andati con l’amaro in bocca e non siamo più riusciti a tornarci.

Cortile della moschea di Sokollu Mehmet Pasa

Cortile della moschea di Sokollu Mehmet Pasa

I QUARTIERI DI FENER E BALAT

Uno dei miei principali obiettivi in questa mia visita  ad Istanbul. La mia guida non ne faceva minimamente cenno, addirittura non erano visibili in quella -pessima- cartina allegata. Eppure una semplice ricerca sul web parla  di due quartieri straordinari e mi mostra splendide foto.

Fener, lo storico quartiere greco, un labirinto di stretti vicoli e colorate casette, il Liceo  Greco Ortodosso e la bella chiesa di Santa Maria dei Mongoli.

Balat, lo storico quartiere ebraico, con le sue sinagoghe e la splendida (dicono) chiesa di San Salvatore in Chora.

Li abbiamo cercati in lungo e in largo, abbiamo macinato chilometri su chilometri, ci siamo persi nella zona industriale di Istanbul in un tragico tour tra gas di scarico, fabbriche di sanitari e cimiteri.

Se volete farvi un’idea leggete il bellissimo post di Elisa Chisana Hoshi o quello di Scoprire Istanbul e innamoratevi di questi incantevoli luoghi, come ho fatto io. Giuro che la prossima volta non me li lascio scappare.

IL MUSEO DELL’INNOCENZA

Al contrario di quanto vorrebbe la logica non leggo romanzi ambientati in una città che sto per visitare. È un po’ come se cercassi la possibilità di realizzare un’esperienza mia, e soltanto mia, del luogo che mi ospiterà. Desidero lasciarmi impressionare, sorprendere, avendo in testa il meno possibile (tutto questo vale per qualsiasi città, ad esclusione di New York, ma questa è un’altra storia).

Di Pamuk, famosissimo scrittore turco, non ho mai letto nulla. È così che, mentre passeggiavo fra le strade del quartiere di Çukurcuma godendomi un inaspettato silenzio ed un avvolgente tepore, ho visto un’insegna campeggiare su un edificio.

Museo dell’innocenza, c’era scritto.

Ho tirato dritto pensando ad un luogo per bambini, ma la curiosità è rimasta e, tornata a casa, ho cercato qualche informazione.

Entrata al Museo dell'innocenza

Entrata al Museo dell’innocenza

 Il museo è stato fortemente voluto dallo scrittore turco per raccogliere gli oggetti più significativi descritti in uno dei suoi più celebri romanzi. Io il libro non l’ho letto (anche se è già sul comodino che mi aspetta), ma devo ammettere che mi piace l’idea di un “museo dell’immaginario” dove un romanzo si racconta attraverso vestiti, utensili, mobili e tutto quello che è nato dalla fantasia dell’autore.

Pillole di ricordi

(Parole, immagini, ricordi – insomma, quello che mi è passato per la testa – di un 2012 girovago)

ZURIGO – GENNAIO 2012

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Una passeggiata lungo il fiume Limmat con un caldo bretzel in mano. Fermarsi ad osservare i cigni che nuotano nelle sue acque e poi proseguire giù, fino al lago, con quell’aria frizzantina che ti entra nelle ossa.

10 cose da fare/vedere a Zurigo

Dormire a Zurigo

Mangiucchiare a Zurigo

ROMA – APRILE 2012

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Quella calda domenica di pasqua alla Garbatella mentre tutto attorno a noi era silenzioso e immobile. Messaggi di pace sui muri color arancio ed un simpatico pappagallo con cui avrei dialogato per ore.

A zonzo per la Garbatella

MADRID – AGOSTO 2012

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La sua allegria contagiosa, gli artisti di strada a Puerta del Sol, una cerveza nel barrio de las Maravillas (Malasaña) e il desiderio di ascoltare il suono della sua lingua, per ore.

Frutti esotici, teschi e carillon, a Madrid

Di luoghi e di pietanze

Perle low cost: mangiare a Madrid

GRANADA – AGOSTO 2012

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Il bianco, quel bianco accecante delle case dell’Albayzìn. Un quartiere meraviglioso, anche sotto il sole cocente di mezzogiorno. I muri delle case che contrastano nettamente con i vividi colori dei fiori. Magico.

SIVIGLIA – AGOSTO 2012

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Le casette colorate e i suoi vicoli segreti, stretti e ombrosi.  Una passeggiata nel quartiere marinaio di Triana, oltre le rive del Guadalquivir, e la grandiosità di Plaza de España con il suo arcobaleno mozzafiato.

Siviaglia e i suoi balconi: un post fotografico

Istantanee dal mondo: l’Alcàzar di Siviglia

Mangiare una buona pizza a Siviglia? Si può!

LISBONA – AGOSTO 2012

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Un vicolo in discesa che ti porta dritto verso il Tejo, quel fiume che presto si trasforma in oceano. Una giapponese che, adagiata sulle rive, legge un libro, sola. Ed io che la osservo con un pizzico di invidia, lei che si è fatta migliaia di chilometri per rimanere seduta lì. Io che ne ho fatti molti meno e che mi affanno per vedere l’impossibile, senza fermarmi mai.

Alfama, Lisbona

SINTRA – AGOSTO 2012

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Un castello incantato immerso nella natura. L’entrata nel mondo delle fiabe, anche a trent’anni.

C’era una volta…Sintra

CASCAIS – AGOSTO 2012

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L’mmensità che si apre ai tuoi occhi. La potente energia dell’oceano.

Quell’oceano di De Andrè che è stato anche un po’ mio

ROMA – AGOSTO 2012

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E poi di nuovo Roma e quella lunga passeggiata serale sul lungotevere. E la sorpresa di trovarla sempre più bella, ogni volta che ci torno.

LIONE – SETTEMBRE 2012

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Una salita estenuante per giungere a La Croix-Rousse. Mezzo pollo acquistato ai banchi del mercato domenicale da mangiare seduti su una panchina, rigorosamente con le mani. Accanto a noi un gruppo di giovani trombettisti che girava per le vie della città regalando gioia di vivere. 

Lione, la fredda città che ti scalda il cuore

MILANO – OTTOBRE/NOVEMBRE/DICEMBRE 2012

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Mi ci vorrà un po’, è una città faticosa per me, ma sono sicura che imparerò ad apprezzarla.

ISTANBUL – DICEMBRE 2012

Devo ancora trovare le parole. Di quegli incontri che ti cambiano la vita. Un finale col botto, insomma.

Istantanee dal mondo: la bizzarra Bruxelles

È facile aspettarsi che la sede del Parlamento europeo sia una città seria e composta.

Niente di più sbagliato! Bruxelles mi ha positivamente colpita proprio per il contrario: una città allegra e a tratti bizzarra, colorata e giovanile.

Quante volte il nostro immaginario è popolato da pregiudizi e false credenze, anche sui luoghi, che puntualmente (e fortunatamente) verranno disconfermati!

Mi aspettavo una città grigia e seriosa e invece…

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Come non innamorarsi di una città così?

 

Regali dal Marocco

Chi mi conosce sa quanto mi renda felice ricevere regali da ogni parte del mondo.

Qualche tempo fa una cara amica ha fatto un giro per il Marocco, paese a me (purtroppo) ancora sconosciuto.

Dopo avermi raccontato di quanto sia caotica Marrakech e piacevole Chefchaouen, di cibi succulenti e fastidiosi insetti, mi ha donato un pacchetto proveniente direttamente da una farmacia berbera.

Kohl marocchino e savon noir per me!

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Il kohl, da molti chiamato kajal, è nato per proteggere gli occhi delle donne nordafricane dalle infezioni grazie ai suoi preziosi componenti, ma è ormai diventato un importante strumento di bellezza. Si tratta di una polvere contenuta in un piccolo barattolo da applicare con un bastoncino in legno o avorio. L’operazione non è delle più semplici, ma il risultato è eccezionale. Il bastoncino, leggermente bagnato, va intinto nella polvere e poi applicato nell’occhio, tenendolo in orizzontale. Sul web esistono centinaia di buone descrizioni e video per imparare ad utilizzarlo. Per una come me, che non si trucca nemmeno nelle occasioni importanti, è stato veramente un regalo gradito. Una volta appresa la tecnica di applicazione diventa semplicissimo da usare e comodo da portare in borsetta. Lo sguardo acquista un’intensità pazzesca perchè, in un colpo solo, colori l’interno occhio sia inferiore che superiore. E poi ti senti un po’ più vicina a queste tradizioni così lontante, ma estremamente affascinanti.

Il sapone nero esiste in due versioni: quello classico è una crema scura, venduta sfusa nei souk marocchini. C’è anche la versione solida, una sorta di saponetta ruvida, forse di più facile utilizzo. L’obiettivo è lo stesso: da passare sotto la doccia per rendere la pelle morbida e levigata. E anche qui le donne marocchine insegnano: si prendono cura della bellezza del proprio corpo con prodotti naturali, materiali poveri, con quello che la terra offre, senza aggiunta di profumazioni nauseabonde e componenti nocive.

sapone nero

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Grazie Sara…

Frutti esotici, teschi e carillon, a Madrid

Il bello di tornare in una città che già conosci sta nel sentirsi libero di “cazzeggiare” senza sentirsi troppo in colpa.

Qualche giorno in quel di Madrid, di passaggio per andare ad esplorare quel sud della Spagna che rincorrevo da un pezzo.

Se, come direbbe Andrew Zimmern, “il modo migliore per conoscere un paese è esplorarne i suoi mercati”, stavolta ci ho dato dentro di brutto. Me li sono girati proprio tutti.

Il mercado de San Miguel si trova proprio dietro Plaza Major e tutto sembrerebbe tranne che un mercato. Una bellissima struttura in ferro di inizio Novecento che ospita al suo interno goloserie di ogni genere. Pavimenti lindi e un ordine maniacale. Sicuramente un mercato solamente da ammirare. Dubito che qualcuno faccia la spesa in un posto dove due noccioline costano tre euro e con qualche fetta di jamon si superano nettamente i dieci. Però è veramente piacevole passeggiare tra questi corridoi splendenti e rifarsi gli occhi con cibi mai visti prima: frutti esotici, salumi e formaggi, ostriche e frutta secca. A San Miguel non senti manco la puzza di pesce tanta è la perfezione.

Cambiamo rotta e ci dirigiamo verso il mercado de Fuencarral, sulla via principale di Chueca, decisamente tutto un altro mondo! In realtà è più un centro commerciale per fighetti alternativi: borchie e catene, collanine fluorescenti e felpe con i teschi. Alcuni negozi intimoriscono un po’ con questo loro stile tra il dark e il metal, ma devo ammettere che qualcosa a casa riesco sempre a portarmela, soprattutto in tempo di saldi. Una passeggiata nel barrio è d’obbligo. Non ho ritrovato quell’atmosfera contagiosa che tanto mi aveva colpita qualche anno fa, ma rimane pur sempre uno dei miei preferiti.

Poi c’è El Rastro, uno dei mercati più estesi e caotici che abbia mai visto. Bancarelle che si susseguono l’un l’altra senza darti tregua. Nato come mercato delle pulci, ora la vendita si è allargata a qualunque genere di oggetto si possa immaginare. Borse, vestitini, collane e bracciali, macchine fotografiche e obiettivi, lampadari, mobili, quadri. E poi ancora set per unghie, vasi, cappelli, uccellini, libri e dvd, giochi per bambini, scarpe, carillon e potrei continuare all’infinito. Il fatto che nulla di tutto ciò sia realmente interessante passa in secondo piano. Il bello di El rastro è la moltitudine di persone che lo attraversa, il vociare dei commercianti, i sorrisi dei bambini sulle spalle dei papà. Questi sono i mercati che piacciono a me.

Info:

Mercado de San Miguel, Plaza de San Miguel, Madrid

Mercado de Fuencarral, Calle de Fuencarral 45, Madrid

El Rastro, Metro Latina o Puerta de Toledo

Lione, la fredda città che ti scalda il cuore

Mi sono bastati un paio di giorni per scoprire che Francia non significa necessariamente Parigi.

Il primo weekend di settembre, non paghi delle ferie d’agosto (e chi se lo scorda quel film di Virzì?), siamo saltati su un autobus che in appena quattro ore di letture e sonnellini ci ha condotti a destinazione: Lione!

La città d’Oltralpe è assai famosa in quanto capitale della gastronomia francese e vanta un centro storico (Vieux Lyon) dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Passeggiando tra i suoi vicoli è veramente difficile non rimanerne estremamente affascinanti…

Ma Lione è anche altro e queste sono state le mie scoperte…

Ho scoperto che…Lione è la città delle caramelle! Incredibile la quantità di negozi che vende golosità gommose di ogni sorta e piccole botteguccie che sfornano aromi di vaniglia e cioccolato. Io stessa non ho resistito e ho passato 48 ore a masticare topolini, casette, fragoline e liquirizie che si attaccavano ai denti come sanguisughe.

Ho scoperto che…Lione ha un mercato della domenica come dio comanda (e chi se lo scorda quel romanzo di Ammaniti?) che si estende lungo le rive della Saona e vende di tutto. E’ talmente ordinato da aver paura a sfiorarlo con gli occhi. La parte alimentare è divina, formaggi cremosi di un bianco candido, pain au chocolat, frutti esotici e polli arrosto. Non da meno la parte dedicata all’artigianato locale e all’antiquariato.

Ho scoperto che…Lione è la città della seta. Bisogna faticare parecchio per raggiungere il quartiere della Croix Rousse, ma è proprio qui che vivevano i lavoratori della seta ed è possibile riscoprire le origini di quest’arte. Fantastico il Mur des Canuts, una facciata di un palazzo interamente dipinta…talmente bene da sembrare reale!

Ho scoperto che…Lione è la città dei traboules, passaggi interni agli edifici costruiti per permettere il transito da una via all’altra senza dover uscire in strada. Nel corso della storia sono stati utilizzati come riparo durante guerre e rivolte (pare che i nazisti non fossero a conoscenza di questi passaggi), per percorrere ampie distanze in tempi brevi e senza bagnarsi, per permettere ai tessitori di non bagnare le loro stoffe passando da un edificio all’altro nei giorni di pioggia.

Ho scoperto che…a Lione si mangia nei bouchons, tradizionali taverne che servono piatti tipici. Si trovano nella parte vecchia della città e sono tutti molto caratteristici: tavoloni in legno, pareti ricoperte da quadri e manifesti ed un atmosfera caotica ma allegra.

Ho scoperto che…i Lionesi sono gentilissimi, sorridenti e fanno un buon caffè!

Ho scoperto che…Lione è la città di Antoine de Saint-Exupéry!

Istantanee dal mondo: vicoli di Siviglia

Istantanee dal mondo: l’Alcàzar di Siviglia

C’è un palazzo, a Siviglia, che nulla ha da invidiare al più famoso Alhambra di Granada. L’Alcàzar è uno splendido complesso in stile mudejar, solo un po’ più piccino e meno conosciuto.

Al suo interno una stanza mi ha colpita particolarmente: il patio de las Munecas (Patio delle bambole) chiamato così semplicemente per due minuscoli volti che decorano uno dei capitelli.

Vi assicuro che è stato come cercare un ago in un pagliaio, ma è stato veramente divertente osservare un’intera folla di turisti da tutto il mondo che faceva a gara a chi avrebbe scovato per primo, fra tutti quei pizzi e merletti, i volti incriminati!

Dimmi che senso ha

Accolgo il gentile invito di amacarancione per partecipare ad un’iniziativa veramente interessante lanciata da blinkbooking. Si tratta di Dimmi che senso ha, un contest divertente ed originale che invita ad associare ad alcune città (Milano, Roma, Firenze, Venezia e Napoli) uno dei cinque sensi (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) in maniera creativa e del tutto personale.   

Ordunque, perchè non provarci?

NAPOLI è…UDITO

Napoli è veramente troppe cose tutte insieme. L’unica volta che ho avuto il piacere di visitarla sono tornata a casa completamente elettrizzata da un’esperienza così viva e intensa. Ma se chiudo un poco gli occhi non posso non pensare alla melodia simpatica e armoniosa del suo dialetto, che si mischia al battito costante delle onde del mare, ai motorini che sfrecciano su via Toledo, allo scricchiolio della sfogliatella alla crema sotto i denti…

 FIRENZE è…GUSTO

Dopo lunghe camminate per le sue splendide vie e visita alle opere più famose del mondo, Firenze non può essere altro che pappa al pomodoro accompagnata da un buon calice di rosso! Una delle esperienze sensoriali più coinvolgenti fra miei ultimi viaggi!

 VENEZIA è…TATTO

La mia prima gita di tre giorni in terza media. Le passeggiate mano nella mano con le amiche del cuore. La maschera che portai in dono a mia madre, così ruvida da sembrare cartavetrata, la gioia di infilare la mano dentro le acque che la bagnano per spruzzare ai compagni e correre via divertita.

 MILANO è…OLFATTO

L’odore dei gas di scarico delle sue automobili mi ha sempre costretto a tapparmi un po’ il naso…ma non posso resistere quando, mentre l’inverno sta per cominciare, l’odore di panettone e zucchero a velo comincia a diffondersi in maniera insistente e ad inebriare grandi e piccini.

 ROMA è…VISTA

Roma non può che appartenere al senso più immediato, alla voglia sempre presente di ammirare con occhi spalancati tutta la magnificenza delle sue opere, alla sorpresa di spiare dal buco dell’Aventino e scorgere il profilo di San Pietro, alla gioia di rivedere un’amica troppo lontana.

Non so se hanno già partecipato o se desiderano farlo, in ogni caso i loro blog meritano sicuramente una visita:

Gattosandro viaggiatore

Viaggio libera

 Appuntidiviaggio

Viaggiarelibera

Lonely Traveller

 

http://www.blinkbooking.com/dimmichesensoha

C’era una volta…Sintra

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A Sintra, una località non distante da Lisbona, si nasconde un castello.

Come tutte le cose rare e preziose è un gioiellino che si fa desiderare.

Raggiungiamo il tranquillo paesino in tarda mattinata e cominciamo a vagare senza meta, aspettandoci di scorgerlo da un momento all’altro.

Un verde incontaminato, deliziose casette e faticosissime salite caratterizzano Sintra.

Passeggiamo tra negozietti di souvenir e locali turistici assaggiando un pezzo di Portogallo completamente diverso dalla città che finora ci ha ospitati, Lisbona.

Percorriamo diversi sentieri che non ci porteranno da nessuna parte, ma ci godiamo il fresco e la pace che solo i boschi sanno dare.

Del castello, neanche l’ombra. Eppure la guida dice che si erge su un colle, possibile non vederlo da quaggiù?

Riusciamo a raggiungerlo solo a metà pomeriggio, dopo diverse peripezie, ma lo spettacolo che si apre ai nostri occhi ci ripaga di tutta la fatica.

Il Palàcio da Pena, così si chiama, è un castello fiabesco, di quelli che sogni solo quando sei bambino, quando l’immaginazione è fatta di colori vividi e forme tondeggianti.

Racchiude un misto di stili diversi: manuelino, gotico, moresco, barocco, rinascimentale…una pacchianata direbbe qualcuno, me compresa. Ma avete mai sentito raccontare di castelli sobri nelle fiabe?

Per la prima volta me ne sono fregata della sua storia, delle sue origini. Mi sono immersa in questo mondo incantato con la bocca spalancata e gli occhi luccicanti. Sono veramente tornata un po’ bambina.

Solo dopo ho scoperto che è stato fatto costruire da Maria II di Braganza per il suo futuro sposo, re Ferdinando II del Portogallo e che è stato eletto una delle sette meraviglie del Portogallo. Se sono tutte così, mi son detta, comincio già ad organizzare il prossimo viaggio.

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