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Sopravvivere ad un agosto in città. Letture, musica e altre cose belle.

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Sono ormai trascorsi diversi giorni dal mio ritorno a casa dopo la “vacanza spagnola”.

Lentamente ho ripreso quelle abitudini che avevo -volutamente- abbandonato per un po’, ho ricominciato a cenare alle 20 e ho smesso di concedermi ogni sera tapas di calamari fritti e patatas bravas innaffiate da litrate di birra di scarsa qualità.

Difficile ricominciare a salutare con un “arrivederci” dopo settimane di ripetuti “adiós” e abbandonare quel cielo spagnolo sempre sgombro di nuvole.

Del mio amore per Barcellona e della nostalgia per averla lasciata parlerò diffusamente.

È la seconda volta in tutta la vita che mi capita di trascorrere il mese di agosto in città, la mia città, e sto cercando di affrontarlo con molta filosofia, evitando di sbraitare dietro al mio capo e alla sua decisione di darmi le ferie a luglio.

E allora che fare? Circondarsi di cose belle da fare credo sia l’opzione migliore perché amo così tanto l’estate, il sole e il caldo che trascorrere questi giorni arrabbiandomi sarebbe veramente uno spreco (che il master sulla psicologia del benessere appena concluso stia cominciando a dare i suoi frutti?)

LETTURE

Un po’ per caso a Barcellona ho cominciato ad appassionarmi alla vita di Frida Kahlo. Ho acquistato un libro in spagnolo sulla sua vita, semplicemente per esercitarmi con la lingua, e ho scoperto una donna eccezionale. Neanche il più grande dei romanzieri riuscirebbe ad inventarsi un personaggio così. Quando entri nel suo mondo non ne esci più.

Questo il libro in spagnolo (adatto a chi sta apprendendo la lingua):

“Frida Kahlo. Viva la vida”, Aroa Moreno → http://www.amazon.it/Kahlo-Colecci%C3%B3n-Grandes-Personajes-ebook/dp/B0087Q0TDC

 

Per chi volesse leggere qualcosa in italiano:

“¡Viva la vida!”, Pino Cacucci → http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807018244/Viva_la_vida/Pino_Cacucci.html

 

Girovagando sul web ho trovato il blog di un’appassionata di Frida che ha pubblicato le foto degli originali di alcune lettere scritte dall’artista → http://almacattleya.blogspot.it/2013/01/lettere-di-frida-kahlo.html.  Emozionante.

E per chi ha voglia e tempo c’è anche il bel film del 2002 “Frida”. Assolutamente consigliato!

Inutile dire che sogno il giorno in cui potrò regalarmi un viaggio in Messico per andare a visitare la Casa Azul (la casa di Frida, ora trasformata in museo). Qualcuno di voi ha già avuto questa fortuna?

 

Finalmente in questi giorni avrò tempo anche per guardare il dvd contenuto in un bellissimo libro dedicato a New York. Se amate come me questa città non perdetevi questa lettura per nulla al mondo. Cognetti scrive benissimo e racconta angoli insoliti della città, personaggi e vicende storiche. È grazie a questo libro che mi sono innamorata di Brooklyn ancor prima di vederla.

“New York è una finestra senza tende”, Paolo Cognetti → http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842092186

 

MUSICA

– I concerti estivi sono uno dei motivi per cui amo tanto l’estate. Partire a luglio significa saltarli tutti, ma per fortuna ho la possibilità di recuperare a fine agosto con uno degli eventi musicali più importanti del torinese, il Traffic Torino Free Festival. È gratuito e, fra i tanti, c’è Daniele Silvestri. Gioisco come una bambina.

– Ripropongo, come ogni anno, il mio video estivo preferito di sempre, che riesce ogni volta a strapparmi un sorriso → Io Vacanza, Tu Lavorare

E ALTRE COSE BELLE

– Durante la convivenza nell’appartamento spagnolo (ovvero 6 persone più eventuali ospiti in un buco di casa perennemente sporca) mi sono affezionata a Il coinquilino di merda. Se volete farvi due risate andateci, vi prego.

– A proposito di New York, in questo sito ci sono foto e storie bellissime di newyorkesi doc → Humans of New York

– Se agli umani preferite i gatti (come capita spesso a me) rifatevi gli occhi con queste splendide foto → http://d.hatena.ne.jp/fubirai/

 

Riuscirò a sopravvivere?

 

 

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La gentilezza è carismatica

la gentilezza è carismatica,

allieta chi la riceve e chi la dà,

stordisce il male e la sua banalità.

Così cantavano i Marlene Kuntz qualche tempo fa.

Quanta verità in così poche parole! 

Ad Istanbul ho trovato tanta di quella gentilezza e disponibilità da commuovermi.

Bè, potrà rimproverarmi qualcuno, in una città di 13 milioni di abitanti saranno mica tutti gentili, ti è andata bene!

Vero, sicuramente la fortuna è stata dalla nostra.

Ma devo dire che ho rintracciato una tale attenzione nei confronti del turista che non mi era mai capitata altrove.

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Al nostro arrivo in città il bus preso in aereoporto ci scarica a Taksim nel giro di mezz’ora. Paghiamo e tanti saluti e arrivederci.

Provate a immaginare Taksim verso le sette di sera: una piazza enorme, il centro della città moderna. Piena di gente, giorno e notte. Qui sfocia la grande via dello shopping, Istiklal Caddesi. È il punto di ritrovo dei giovani che si apprestano a cominciare la serata, il luogo in cui si concentrano venditori di kebab, pasticcerie e fast food, la stazione degli autobus, il capolinea del caratteristico tram bianco e rosso.

Insomma, c’è tutto.

Anche i lavori in corso.

Sappiamo che il nostro albergo è da queste parti, nel quartiere di Harbiye. Indirizzo e cartina in mano cominciamo a camminare. Un negoziante, a suon di poco inglese e tanti gesti, ci dà una prima indicazione (sacrosanta).

Cominciamo a scarpinare con i nostri bagagli pesanti, c’è un caldo incredibile nonostante sia il 25 dicembre e i  nostri vestiti sono troppo pesanti. Ben presto ci accorgiamo di camminare a vuoto, la cartina, poco dettagliata, e i lavori che ci costringono a cambiare continuamente strada, non ci sono per niente d’aiuto.

Chiediamo lumi ad un signore che sta fumando una sigaretta sull’uscio di un mini market. Lui non riesce a suggerirci nulla, ma chiama il figlio che lascia immediatamente la cassa e la lunga coda di gente per venirci in aiuto. Nel giro di pochi minuti si fermano altri passanti e si forma un piccolo gruppo di lavoro desideroso di partecipare alla discussione. Una signora si ferma, guarda la cartina, e comincia a gesticolare Io so dove dovete andare, seguitemi! sembrano dirci le sue mani. 

Una lunga passeggiata, con la donna che di tanto in tanto guarda e sorride, e siamo a destinazione. Lei ci saluta, la vediamo tornare indietro. Forse doveva andare altrove – pensiamo – e ha fatto tutta questa strada solo per noi. Sono le nostre prime ore a Istanbul e tanta disponibilità ci emoziona.

Qualche giorno dopo ci troviamo a passeggiare nel quartiere di Fatih, un piccolo paradiso non turistico, e ad entrare in un negozietto di casalinghi. Due uomini dalla faccia triste sorseggiano un bicchiere di Çay e balzano in aria non appena ci vedono entrare. Si accorgono che siamo turisti, ci chiedono da dove arriviamo e cominciano a raccontarci con occhi lucidi le loro avventure in giro per l’Europa. Loro parlano in turco, noi rispondiamo in italiano. È veramente incredibile riuscire a capirsi, nonostante tutto.

Le emozioni non necessitano traduzioni.

L’ultimo giorno in città ci perdiamo cercando diperatamente i quartieri di Fener e Balat. È buio pesto e pioviggina. È ora di tornare verso casa (=albergo, ma odio chiamarlo così). Siamo alla disperata ricerca di un mezzo qualsiasi che ci porti dove c’è vita e ci scappa anche tanta pipì! Scorgiamo finalmente una via abitata. E un autobus al capolinea che sta per partire. Ci fiondiamo come pazzi, peccato che, saliti giusto in tempo, la nostra Istanbul Kart decide che non abbiamo più viaggi a disposizione. Il conducente dice qualcosa. Un ragazzo traduce in inglese: non potete viaggiare senza biglietto, qualche metro più avanti trovate un negozio per ricaricare, andate, vi aspettiamo.

Peccato che il negoziante abbia altro da fare in quel momento e ci fa aspettare almeno dieci minuti prima di servirci. Sconsolati torniamo alla piazzola.

Incredibilmente l’autobus è ancora lì, carico di gente a bordo. Ci ha aspettati sul serio. Saliamo e l’autista fa un cenno col capo, sorride.

Gli abbiamo fatto perdere almeno un quarto d’ora e lui… sorride.

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A tutti quelli che continuano a domandarmi se Istanbul è pericolosa. Ecco la mia risposta.

 

La mia Istanbul inesplorata

Quando arrivi a Istanbul ti rendi conto che devi fare delle scelte.

Ti aspetti una città grossa e caotica.

Ti ritrovi davanti un gigante che rischia di calpestarti, se non sai domarlo.

Una città enorme, pazzesca, che brulica di gente 24 ore su 24.

Gli stimoli sono talmente tanti, continui, che devi selezionare attentamente ciò che vuoi ti arrivi da quello che è possibile tralasciare, per non rischiare di lasciarti sopraffare dal “troppo”, rimanendo paralizzato. 

Avevo un programma in mente prima di partire. Una sorta di To-do list che, come previsto, non ho minimamente rispettato.

Qui c’è tutto quello che non ho visto, quello che non ho trovato sulle guide cartacee, brevi appunti per me e per il mio prossimo viaggio (che sicuramente ci sarà) in questa meravigliosa città, annotazioni per tutti coloro che ne vogliono approfittare.

LA MOSCHEA DI SOKOLLU MEHMET PASA

Istanbul conta decine e decine di moschee; la verità è che, se ne avessi avuto il tempo, le avrei visitate tutte. Adoro queste enormi strutture con i loro minareti che ti scrutano dall’alto. Per non parlare del cortile interno (sahn) con l’immancabile vasca per le abluzioni, a volte sostituita da piccoli rubinetti disposti in fila.

Minareti

Minareti

La moschea blu è in assoluto la più visitata, non a torto! Imponente, magica. A dispetto del suo nome, si illumina dei colori caldi dell’arancio ogni pomeriggio al tramontar del sole. Conta ben sei minareti, superata solo dalla moschea più importante del mondo islamico, a La Mecca.

Moschea blu

Moschea blu

La Moschea di Sokollu Mehmet Pasa si trova a pochi passi ed è talmente snobbata dai turisti da aprire solo in alcuni momenti della giornata. Pare sia una delle più belle moschee di Istanbul. Arrivati lì davanti abbiamo trovato solo un gruppetto di giovani (olandesi? svedesi?) ed una porta sbarrata. Abbiamo atteso invano. È arrivato anche un fedele che, con fare sicuro, ha bussato più volte. Niente. Ce ne siamo andati con l’amaro in bocca e non siamo più riusciti a tornarci.

Cortile della moschea di Sokollu Mehmet Pasa

Cortile della moschea di Sokollu Mehmet Pasa

I QUARTIERI DI FENER E BALAT

Uno dei miei principali obiettivi in questa mia visita  ad Istanbul. La mia guida non ne faceva minimamente cenno, addirittura non erano visibili in quella -pessima- cartina allegata. Eppure una semplice ricerca sul web parla  di due quartieri straordinari e mi mostra splendide foto.

Fener, lo storico quartiere greco, un labirinto di stretti vicoli e colorate casette, il Liceo  Greco Ortodosso e la bella chiesa di Santa Maria dei Mongoli.

Balat, lo storico quartiere ebraico, con le sue sinagoghe e la splendida (dicono) chiesa di San Salvatore in Chora.

Li abbiamo cercati in lungo e in largo, abbiamo macinato chilometri su chilometri, ci siamo persi nella zona industriale di Istanbul in un tragico tour tra gas di scarico, fabbriche di sanitari e cimiteri.

Se volete farvi un’idea leggete il bellissimo post di Elisa Chisana Hoshi o quello di Scoprire Istanbul e innamoratevi di questi incantevoli luoghi, come ho fatto io. Giuro che la prossima volta non me li lascio scappare.

IL MUSEO DELL’INNOCENZA

Al contrario di quanto vorrebbe la logica non leggo romanzi ambientati in una città che sto per visitare. È un po’ come se cercassi la possibilità di realizzare un’esperienza mia, e soltanto mia, del luogo che mi ospiterà. Desidero lasciarmi impressionare, sorprendere, avendo in testa il meno possibile (tutto questo vale per qualsiasi città, ad esclusione di New York, ma questa è un’altra storia).

Di Pamuk, famosissimo scrittore turco, non ho mai letto nulla. È così che, mentre passeggiavo fra le strade del quartiere di Çukurcuma godendomi un inaspettato silenzio ed un avvolgente tepore, ho visto un’insegna campeggiare su un edificio.

Museo dell’innocenza, c’era scritto.

Ho tirato dritto pensando ad un luogo per bambini, ma la curiosità è rimasta e, tornata a casa, ho cercato qualche informazione.

Entrata al Museo dell'innocenza

Entrata al Museo dell’innocenza

 Il museo è stato fortemente voluto dallo scrittore turco per raccogliere gli oggetti più significativi descritti in uno dei suoi più celebri romanzi. Io il libro non l’ho letto (anche se è già sul comodino che mi aspetta), ma devo ammettere che mi piace l’idea di un “museo dell’immaginario” dove un romanzo si racconta attraverso vestiti, utensili, mobili e tutto quello che è nato dalla fantasia dell’autore.

Istantanee dal mondo: la bizzarra Bruxelles

È facile aspettarsi che la sede del Parlamento europeo sia una città seria e composta.

Niente di più sbagliato! Bruxelles mi ha positivamente colpita proprio per il contrario: una città allegra e a tratti bizzarra, colorata e giovanile.

Quante volte il nostro immaginario è popolato da pregiudizi e false credenze, anche sui luoghi, che puntualmente (e fortunatamente) verranno disconfermati!

Mi aspettavo una città grigia e seriosa e invece…

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Come non innamorarsi di una città così?

 

Regali dal Marocco

Chi mi conosce sa quanto mi renda felice ricevere regali da ogni parte del mondo.

Qualche tempo fa una cara amica ha fatto un giro per il Marocco, paese a me (purtroppo) ancora sconosciuto.

Dopo avermi raccontato di quanto sia caotica Marrakech e piacevole Chefchaouen, di cibi succulenti e fastidiosi insetti, mi ha donato un pacchetto proveniente direttamente da una farmacia berbera.

Kohl marocchino e savon noir per me!

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Il kohl, da molti chiamato kajal, è nato per proteggere gli occhi delle donne nordafricane dalle infezioni grazie ai suoi preziosi componenti, ma è ormai diventato un importante strumento di bellezza. Si tratta di una polvere contenuta in un piccolo barattolo da applicare con un bastoncino in legno o avorio. L’operazione non è delle più semplici, ma il risultato è eccezionale. Il bastoncino, leggermente bagnato, va intinto nella polvere e poi applicato nell’occhio, tenendolo in orizzontale. Sul web esistono centinaia di buone descrizioni e video per imparare ad utilizzarlo. Per una come me, che non si trucca nemmeno nelle occasioni importanti, è stato veramente un regalo gradito. Una volta appresa la tecnica di applicazione diventa semplicissimo da usare e comodo da portare in borsetta. Lo sguardo acquista un’intensità pazzesca perchè, in un colpo solo, colori l’interno occhio sia inferiore che superiore. E poi ti senti un po’ più vicina a queste tradizioni così lontante, ma estremamente affascinanti.

Il sapone nero esiste in due versioni: quello classico è una crema scura, venduta sfusa nei souk marocchini. C’è anche la versione solida, una sorta di saponetta ruvida, forse di più facile utilizzo. L’obiettivo è lo stesso: da passare sotto la doccia per rendere la pelle morbida e levigata. E anche qui le donne marocchine insegnano: si prendono cura della bellezza del proprio corpo con prodotti naturali, materiali poveri, con quello che la terra offre, senza aggiunta di profumazioni nauseabonde e componenti nocive.

sapone nero

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Grazie Sara…

Frutti esotici, teschi e carillon, a Madrid

Il bello di tornare in una città che già conosci sta nel sentirsi libero di “cazzeggiare” senza sentirsi troppo in colpa.

Qualche giorno in quel di Madrid, di passaggio per andare ad esplorare quel sud della Spagna che rincorrevo da un pezzo.

Se, come direbbe Andrew Zimmern, “il modo migliore per conoscere un paese è esplorarne i suoi mercati”, stavolta ci ho dato dentro di brutto. Me li sono girati proprio tutti.

Il mercado de San Miguel si trova proprio dietro Plaza Major e tutto sembrerebbe tranne che un mercato. Una bellissima struttura in ferro di inizio Novecento che ospita al suo interno goloserie di ogni genere. Pavimenti lindi e un ordine maniacale. Sicuramente un mercato solamente da ammirare. Dubito che qualcuno faccia la spesa in un posto dove due noccioline costano tre euro e con qualche fetta di jamon si superano nettamente i dieci. Però è veramente piacevole passeggiare tra questi corridoi splendenti e rifarsi gli occhi con cibi mai visti prima: frutti esotici, salumi e formaggi, ostriche e frutta secca. A San Miguel non senti manco la puzza di pesce tanta è la perfezione.

Cambiamo rotta e ci dirigiamo verso il mercado de Fuencarral, sulla via principale di Chueca, decisamente tutto un altro mondo! In realtà è più un centro commerciale per fighetti alternativi: borchie e catene, collanine fluorescenti e felpe con i teschi. Alcuni negozi intimoriscono un po’ con questo loro stile tra il dark e il metal, ma devo ammettere che qualcosa a casa riesco sempre a portarmela, soprattutto in tempo di saldi. Una passeggiata nel barrio è d’obbligo. Non ho ritrovato quell’atmosfera contagiosa che tanto mi aveva colpita qualche anno fa, ma rimane pur sempre uno dei miei preferiti.

Poi c’è El Rastro, uno dei mercati più estesi e caotici che abbia mai visto. Bancarelle che si susseguono l’un l’altra senza darti tregua. Nato come mercato delle pulci, ora la vendita si è allargata a qualunque genere di oggetto si possa immaginare. Borse, vestitini, collane e bracciali, macchine fotografiche e obiettivi, lampadari, mobili, quadri. E poi ancora set per unghie, vasi, cappelli, uccellini, libri e dvd, giochi per bambini, scarpe, carillon e potrei continuare all’infinito. Il fatto che nulla di tutto ciò sia realmente interessante passa in secondo piano. Il bello di El rastro è la moltitudine di persone che lo attraversa, il vociare dei commercianti, i sorrisi dei bambini sulle spalle dei papà. Questi sono i mercati che piacciono a me.

Info:

Mercado de San Miguel, Plaza de San Miguel, Madrid

Mercado de Fuencarral, Calle de Fuencarral 45, Madrid

El Rastro, Metro Latina o Puerta de Toledo

Lione, la fredda città che ti scalda il cuore

Mi sono bastati un paio di giorni per scoprire che Francia non significa necessariamente Parigi.

Il primo weekend di settembre, non paghi delle ferie d’agosto (e chi se lo scorda quel film di Virzì?), siamo saltati su un autobus che in appena quattro ore di letture e sonnellini ci ha condotti a destinazione: Lione!

La città d’Oltralpe è assai famosa in quanto capitale della gastronomia francese e vanta un centro storico (Vieux Lyon) dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Passeggiando tra i suoi vicoli è veramente difficile non rimanerne estremamente affascinanti…

Ma Lione è anche altro e queste sono state le mie scoperte…

Ho scoperto che…Lione è la città delle caramelle! Incredibile la quantità di negozi che vende golosità gommose di ogni sorta e piccole botteguccie che sfornano aromi di vaniglia e cioccolato. Io stessa non ho resistito e ho passato 48 ore a masticare topolini, casette, fragoline e liquirizie che si attaccavano ai denti come sanguisughe.

Ho scoperto che…Lione ha un mercato della domenica come dio comanda (e chi se lo scorda quel romanzo di Ammaniti?) che si estende lungo le rive della Saona e vende di tutto. E’ talmente ordinato da aver paura a sfiorarlo con gli occhi. La parte alimentare è divina, formaggi cremosi di un bianco candido, pain au chocolat, frutti esotici e polli arrosto. Non da meno la parte dedicata all’artigianato locale e all’antiquariato.

Ho scoperto che…Lione è la città della seta. Bisogna faticare parecchio per raggiungere il quartiere della Croix Rousse, ma è proprio qui che vivevano i lavoratori della seta ed è possibile riscoprire le origini di quest’arte. Fantastico il Mur des Canuts, una facciata di un palazzo interamente dipinta…talmente bene da sembrare reale!

Ho scoperto che…Lione è la città dei traboules, passaggi interni agli edifici costruiti per permettere il transito da una via all’altra senza dover uscire in strada. Nel corso della storia sono stati utilizzati come riparo durante guerre e rivolte (pare che i nazisti non fossero a conoscenza di questi passaggi), per percorrere ampie distanze in tempi brevi e senza bagnarsi, per permettere ai tessitori di non bagnare le loro stoffe passando da un edificio all’altro nei giorni di pioggia.

Ho scoperto che…a Lione si mangia nei bouchons, tradizionali taverne che servono piatti tipici. Si trovano nella parte vecchia della città e sono tutti molto caratteristici: tavoloni in legno, pareti ricoperte da quadri e manifesti ed un atmosfera caotica ma allegra.

Ho scoperto che…i Lionesi sono gentilissimi, sorridenti e fanno un buon caffè!

Ho scoperto che…Lione è la città di Antoine de Saint-Exupéry!

Dimmi che senso ha

Accolgo il gentile invito di amacarancione per partecipare ad un’iniziativa veramente interessante lanciata da blinkbooking. Si tratta di Dimmi che senso ha, un contest divertente ed originale che invita ad associare ad alcune città (Milano, Roma, Firenze, Venezia e Napoli) uno dei cinque sensi (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) in maniera creativa e del tutto personale.   

Ordunque, perchè non provarci?

NAPOLI è…UDITO

Napoli è veramente troppe cose tutte insieme. L’unica volta che ho avuto il piacere di visitarla sono tornata a casa completamente elettrizzata da un’esperienza così viva e intensa. Ma se chiudo un poco gli occhi non posso non pensare alla melodia simpatica e armoniosa del suo dialetto, che si mischia al battito costante delle onde del mare, ai motorini che sfrecciano su via Toledo, allo scricchiolio della sfogliatella alla crema sotto i denti…

 FIRENZE è…GUSTO

Dopo lunghe camminate per le sue splendide vie e visita alle opere più famose del mondo, Firenze non può essere altro che pappa al pomodoro accompagnata da un buon calice di rosso! Una delle esperienze sensoriali più coinvolgenti fra miei ultimi viaggi!

 VENEZIA è…TATTO

La mia prima gita di tre giorni in terza media. Le passeggiate mano nella mano con le amiche del cuore. La maschera che portai in dono a mia madre, così ruvida da sembrare cartavetrata, la gioia di infilare la mano dentro le acque che la bagnano per spruzzare ai compagni e correre via divertita.

 MILANO è…OLFATTO

L’odore dei gas di scarico delle sue automobili mi ha sempre costretto a tapparmi un po’ il naso…ma non posso resistere quando, mentre l’inverno sta per cominciare, l’odore di panettone e zucchero a velo comincia a diffondersi in maniera insistente e ad inebriare grandi e piccini.

 ROMA è…VISTA

Roma non può che appartenere al senso più immediato, alla voglia sempre presente di ammirare con occhi spalancati tutta la magnificenza delle sue opere, alla sorpresa di spiare dal buco dell’Aventino e scorgere il profilo di San Pietro, alla gioia di rivedere un’amica troppo lontana.

Non so se hanno già partecipato o se desiderano farlo, in ogni caso i loro blog meritano sicuramente una visita:

Gattosandro viaggiatore

Viaggio libera

 Appuntidiviaggio

Viaggiarelibera

Lonely Traveller

 

http://www.blinkbooking.com/dimmichesensoha

Quell’oceano di De Andrè che è stato anche un po’ mio

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Quest’estate ho visto l’oceano per la prima volta.
Ho messo una mano sulla fronte per ripararmi dal sole e ho visto unirsi i colori del cielo con quelli del mare.
Ho fantasticato di rimpicciolire la cartina di Google Maps e vedermi lì, un pallino rosso con un immenso azzurro intorno.
Mentre bagnavo i miei piedi nelle sue acque ho immaginato di intonare la mia canzone preferita di De Andrè e di dimenticare, per un attimo, gli schiamazzi della gente attorno e la sensazione dell’acqua gelida che saliva su per le gambe.
Perché l’acqua dell’oceano è veramente tanto fredda.

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Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse: “vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole mi ha fatto male”

Oceano. Fabrizio De Andrè

Perle low cost: mangiare a Madrid

Madrid offre centinai di posti in cui mangiare senza spendere cifre esagerate. Peccato che molti di questi offrano cibo di scarsissima qualità da far rischiare il mal di pancia anche agli stomaci più tosti.

Ne è un esempio la famosa catena “museo del jamon” che di valido ha solo il nome: il cibo datato che ti propinano è veramente roba da museo dell’antichità!

Un ristorante delizioso e assolutamente low cost l’abbiamo scovato a Chueca, in Calle Libertad 8.

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Si chiama Momo e offre menù del giorno a 10 euro composti da primo, secondo, dolce e caffè (escluso bevande).

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Il locale è piccino, ma grazioso, ed è gestito da due gentili ragazzi.
Offre piatti ottimi e originali:

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Insalata di rucola, pomodorini, scaglie di parmigiano e melone bianco

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Scaloppine ai funghi

E un delizioso dolce (di cui non ho una foto): torta alla carota e mandorle

Provatelo e fatemi sapere!

MOMO
Calle Libertad 8, Metro Chueca
Madrid

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