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Archivio per il tag “Portogallo”

C’era una volta…Sintra

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A Sintra, una località non distante da Lisbona, si nasconde un castello.

Come tutte le cose rare e preziose è un gioiellino che si fa desiderare.

Raggiungiamo il tranquillo paesino in tarda mattinata e cominciamo a vagare senza meta, aspettandoci di scorgerlo da un momento all’altro.

Un verde incontaminato, deliziose casette e faticosissime salite caratterizzano Sintra.

Passeggiamo tra negozietti di souvenir e locali turistici assaggiando un pezzo di Portogallo completamente diverso dalla città che finora ci ha ospitati, Lisbona.

Percorriamo diversi sentieri che non ci porteranno da nessuna parte, ma ci godiamo il fresco e la pace che solo i boschi sanno dare.

Del castello, neanche l’ombra. Eppure la guida dice che si erge su un colle, possibile non vederlo da quaggiù?

Riusciamo a raggiungerlo solo a metà pomeriggio, dopo diverse peripezie, ma lo spettacolo che si apre ai nostri occhi ci ripaga di tutta la fatica.

Il Palàcio da Pena, così si chiama, è un castello fiabesco, di quelli che sogni solo quando sei bambino, quando l’immaginazione è fatta di colori vividi e forme tondeggianti.

Racchiude un misto di stili diversi: manuelino, gotico, moresco, barocco, rinascimentale…una pacchianata direbbe qualcuno, me compresa. Ma avete mai sentito raccontare di castelli sobri nelle fiabe?

Per la prima volta me ne sono fregata della sua storia, delle sue origini. Mi sono immersa in questo mondo incantato con la bocca spalancata e gli occhi luccicanti. Sono veramente tornata un po’ bambina.

Solo dopo ho scoperto che è stato fatto costruire da Maria II di Braganza per il suo futuro sposo, re Ferdinando II del Portogallo e che è stato eletto una delle sette meraviglie del Portogallo. Se sono tutte così, mi son detta, comincio già ad organizzare il prossimo viaggio.

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Quell’oceano di De Andrè che è stato anche un po’ mio

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Quest’estate ho visto l’oceano per la prima volta.
Ho messo una mano sulla fronte per ripararmi dal sole e ho visto unirsi i colori del cielo con quelli del mare.
Ho fantasticato di rimpicciolire la cartina di Google Maps e vedermi lì, un pallino rosso con un immenso azzurro intorno.
Mentre bagnavo i miei piedi nelle sue acque ho immaginato di intonare la mia canzone preferita di De Andrè e di dimenticare, per un attimo, gli schiamazzi della gente attorno e la sensazione dell’acqua gelida che saliva su per le gambe.
Perché l’acqua dell’oceano è veramente tanto fredda.

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Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse: “vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole mi ha fatto male”

Oceano. Fabrizio De Andrè

Alfama, Lisbona

Passeggiando per Rua Alfandega, alla destra il Rio Tago, si arriva in una splendida piazzetta ferma nel tempo. Qui comincia il quartiere Alfama. Il benvenuto lo danno il Museo do fado e le donne dai capelli corvini e i visi rugosi sedute sulle panchine per la chiacchiera pomeridiana.

Se aveste solo cinque minuti della vostra vita da spendere a Lisbona (grosso errore!) senza ombra di dubbio dovreste recarvi qui.

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Dalla piazzetta è possibile scegliere la strada che più attira la vostra attenzione e cominciare a percorrerla. Inutile tentare di orientarsi: Alfama è un fitto reticolato di vicoli che salgono e scendono in continuazione, mettendo a dura prova la resistenza fisica di chiunque. Ma perdersi qui è un’esperienza incredibile, che lascia il segno.

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É possibile fare qualsivoglia incontro, ad Alfama.

Donne che stendono i panni, vecchiette che chiacchierano sul ciglio della porta, giovani che giocano a calcio creando porte precarie con un palo della luce e un tavolino in legno, altri piazzati su un gradino a giocare a carte.

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Nonostante i 40 gradi di questo afoso agosto, Alfama è sempre più fresco rispetto al resto della città. Le sue strade sono talmente strette da non permettere al sole di far penetrare i suoi raggi fino all’asfalto.
Ognuno addobba la propria casa come meglio crede: chi piazza una bandiera del Portogallo sulla finestra, chi appende al muro gabbiette per uccellini, chi mostra la sua passione per il fado.

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Noi, in cerca di un posto in cui rifocillarci, ci catapultiamo in uno dei tanti ristoranti che si trovano sulla strada. Si chiama Porta d’Alfama e pranzare qui si è rivelata un’esperienza più unica che rara. È gestito da un’intera famiglia. Difficile ricevere un sorriso da questi bizzarri portoghesi, ma il cuore si stringe quando, assaggiando un ottimo piatto di entrecote, il fado comincia a suonare dalle casse del locale. Qua, come in molti altri locali di Lisbona, il cibo viene cucinato in una griglia all’aperto, come fosse un picnic tra amici. Appena seduti ci viene servito un antipastino che, impareremo dopo, puoi scegliere se mangiare (e quindi pagare) o meno. In genere si tratta di un buonissimo formaggio di forma tonda e qualche crocchetta di pesce. E alla fine, quando vedi il conto, ti verrebbe voglia di pranzare una seconda volta.

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Sembra sia sempre festa, ad Alfama. Addobbata come fosse un albero di natale anche il tre di agosto. I fili colorati appesi ai balconi si mischiano alla vivacità delle pareti delle case. E anche quando cala il sole Alfama continua a brillare, di luce propria. E a diffondere ovunque le dolci melodie del suo fado.

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Il primo amore non si scorda mai

Finalmente a lavoro ci vien data conferma delle nostre ferie estive. Da giorni aspettavamo questa notizia, da giorni attendevamo con ansia di scoprire come avremmo passato la nostra estate.

Stavolta si fa sul serio.

Abbandonata l’idea di lunghi viaggi e luoghi lontani. D’altronde devo pur convincermi che ricca non sono e che certe cose, al momento, non posso permettermele. New York dovrà attendermi ancora un po’.

Con un po’ di amaro in bocca ci dedichiamo alla ricerca di altre mete. Riflettiamo su tutti quei luoghi che da sempre desideriamo visitare, ci tuffiamo come forsennati nella rete a cercare voli, alberghi, prezzi vantaggiosi. Valutiamo con cura ogni dettaglio.

Ora che è tutto deciso, tutto prenotato, gioisco come un bambino all’idea di partire.

Il primo amore non si scorda mai, dicono. E questo prossimo viaggio mi riporterà verso quella terra che tanto ho amato quando, neanche ventenne, per la prima volta facevo un vero viaggio, senza la presenza di mamma e papà.

Spagna.

Questa volta il nostro viaggio prenderà avvio da Madrid, città che abbiamo già avuto modo di scoprire e apprezzare, ma in cui torniamo molto volentieri. Quanto mi mancano Malasana e Chueca! Ci dirigeremo poi verso il sud, alla scoperta dell’Andalucia…la Spagna meridionale è sempre stato uno dei miei grandi desideri, abbandonato poi nel cassetto per inseguire altre passioni del momento. Ma sapevo che, prima o poi, sarebbe prepotentemente riapparso, quando meno me lo sarei aspettato.

Ci allungheremo, poi, verso il Portogallo, terra che, negli ultimi anni, sta finalmente raccogliendo i frutti di un turismo tardato ad arrivare.

Abbiamo dovuto fare delle scelte, purtroppo. Per scoprire alcune località ne dovremo tralasciare delle altre. Ma so già che questo viaggio mi lascerà a bocca spalancata. So già che, come al solito, faticherò a tornare in Italia, una volta terminato.

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