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Istantanee dal mondo: la bizzarra Bruxelles

È facile aspettarsi che la sede del Parlamento europeo sia una città seria e composta.

Niente di più sbagliato! Bruxelles mi ha positivamente colpita proprio per il contrario: una città allegra e a tratti bizzarra, colorata e giovanile.

Quante volte il nostro immaginario è popolato da pregiudizi e false credenze, anche sui luoghi, che puntualmente (e fortunatamente) verranno disconfermati!

Mi aspettavo una città grigia e seriosa e invece…

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Come non innamorarsi di una città così?

 

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Frutti esotici, teschi e carillon, a Madrid

Il bello di tornare in una città che già conosci sta nel sentirsi libero di “cazzeggiare” senza sentirsi troppo in colpa.

Qualche giorno in quel di Madrid, di passaggio per andare ad esplorare quel sud della Spagna che rincorrevo da un pezzo.

Se, come direbbe Andrew Zimmern, “il modo migliore per conoscere un paese è esplorarne i suoi mercati”, stavolta ci ho dato dentro di brutto. Me li sono girati proprio tutti.

Il mercado de San Miguel si trova proprio dietro Plaza Major e tutto sembrerebbe tranne che un mercato. Una bellissima struttura in ferro di inizio Novecento che ospita al suo interno goloserie di ogni genere. Pavimenti lindi e un ordine maniacale. Sicuramente un mercato solamente da ammirare. Dubito che qualcuno faccia la spesa in un posto dove due noccioline costano tre euro e con qualche fetta di jamon si superano nettamente i dieci. Però è veramente piacevole passeggiare tra questi corridoi splendenti e rifarsi gli occhi con cibi mai visti prima: frutti esotici, salumi e formaggi, ostriche e frutta secca. A San Miguel non senti manco la puzza di pesce tanta è la perfezione.

Cambiamo rotta e ci dirigiamo verso il mercado de Fuencarral, sulla via principale di Chueca, decisamente tutto un altro mondo! In realtà è più un centro commerciale per fighetti alternativi: borchie e catene, collanine fluorescenti e felpe con i teschi. Alcuni negozi intimoriscono un po’ con questo loro stile tra il dark e il metal, ma devo ammettere che qualcosa a casa riesco sempre a portarmela, soprattutto in tempo di saldi. Una passeggiata nel barrio è d’obbligo. Non ho ritrovato quell’atmosfera contagiosa che tanto mi aveva colpita qualche anno fa, ma rimane pur sempre uno dei miei preferiti.

Poi c’è El Rastro, uno dei mercati più estesi e caotici che abbia mai visto. Bancarelle che si susseguono l’un l’altra senza darti tregua. Nato come mercato delle pulci, ora la vendita si è allargata a qualunque genere di oggetto si possa immaginare. Borse, vestitini, collane e bracciali, macchine fotografiche e obiettivi, lampadari, mobili, quadri. E poi ancora set per unghie, vasi, cappelli, uccellini, libri e dvd, giochi per bambini, scarpe, carillon e potrei continuare all’infinito. Il fatto che nulla di tutto ciò sia realmente interessante passa in secondo piano. Il bello di El rastro è la moltitudine di persone che lo attraversa, il vociare dei commercianti, i sorrisi dei bambini sulle spalle dei papà. Questi sono i mercati che piacciono a me.

Info:

Mercado de San Miguel, Plaza de San Miguel, Madrid

Mercado de Fuencarral, Calle de Fuencarral 45, Madrid

El Rastro, Metro Latina o Puerta de Toledo

Lione, la fredda città che ti scalda il cuore

Mi sono bastati un paio di giorni per scoprire che Francia non significa necessariamente Parigi.

Il primo weekend di settembre, non paghi delle ferie d’agosto (e chi se lo scorda quel film di Virzì?), siamo saltati su un autobus che in appena quattro ore di letture e sonnellini ci ha condotti a destinazione: Lione!

La città d’Oltralpe è assai famosa in quanto capitale della gastronomia francese e vanta un centro storico (Vieux Lyon) dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Passeggiando tra i suoi vicoli è veramente difficile non rimanerne estremamente affascinanti…

Ma Lione è anche altro e queste sono state le mie scoperte…

Ho scoperto che…Lione è la città delle caramelle! Incredibile la quantità di negozi che vende golosità gommose di ogni sorta e piccole botteguccie che sfornano aromi di vaniglia e cioccolato. Io stessa non ho resistito e ho passato 48 ore a masticare topolini, casette, fragoline e liquirizie che si attaccavano ai denti come sanguisughe.

Ho scoperto che…Lione ha un mercato della domenica come dio comanda (e chi se lo scorda quel romanzo di Ammaniti?) che si estende lungo le rive della Saona e vende di tutto. E’ talmente ordinato da aver paura a sfiorarlo con gli occhi. La parte alimentare è divina, formaggi cremosi di un bianco candido, pain au chocolat, frutti esotici e polli arrosto. Non da meno la parte dedicata all’artigianato locale e all’antiquariato.

Ho scoperto che…Lione è la città della seta. Bisogna faticare parecchio per raggiungere il quartiere della Croix Rousse, ma è proprio qui che vivevano i lavoratori della seta ed è possibile riscoprire le origini di quest’arte. Fantastico il Mur des Canuts, una facciata di un palazzo interamente dipinta…talmente bene da sembrare reale!

Ho scoperto che…Lione è la città dei traboules, passaggi interni agli edifici costruiti per permettere il transito da una via all’altra senza dover uscire in strada. Nel corso della storia sono stati utilizzati come riparo durante guerre e rivolte (pare che i nazisti non fossero a conoscenza di questi passaggi), per percorrere ampie distanze in tempi brevi e senza bagnarsi, per permettere ai tessitori di non bagnare le loro stoffe passando da un edificio all’altro nei giorni di pioggia.

Ho scoperto che…a Lione si mangia nei bouchons, tradizionali taverne che servono piatti tipici. Si trovano nella parte vecchia della città e sono tutti molto caratteristici: tavoloni in legno, pareti ricoperte da quadri e manifesti ed un atmosfera caotica ma allegra.

Ho scoperto che…i Lionesi sono gentilissimi, sorridenti e fanno un buon caffè!

Ho scoperto che…Lione è la città di Antoine de Saint-Exupéry!

Quell’oceano di De Andrè che è stato anche un po’ mio

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Quest’estate ho visto l’oceano per la prima volta.
Ho messo una mano sulla fronte per ripararmi dal sole e ho visto unirsi i colori del cielo con quelli del mare.
Ho fantasticato di rimpicciolire la cartina di Google Maps e vedermi lì, un pallino rosso con un immenso azzurro intorno.
Mentre bagnavo i miei piedi nelle sue acque ho immaginato di intonare la mia canzone preferita di De Andrè e di dimenticare, per un attimo, gli schiamazzi della gente attorno e la sensazione dell’acqua gelida che saliva su per le gambe.
Perché l’acqua dell’oceano è veramente tanto fredda.

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Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse: “vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole mi ha fatto male”

Oceano. Fabrizio De Andrè

Perle low cost: mangiare a Madrid

Madrid offre centinai di posti in cui mangiare senza spendere cifre esagerate. Peccato che molti di questi offrano cibo di scarsissima qualità da far rischiare il mal di pancia anche agli stomaci più tosti.

Ne è un esempio la famosa catena “museo del jamon” che di valido ha solo il nome: il cibo datato che ti propinano è veramente roba da museo dell’antichità!

Un ristorante delizioso e assolutamente low cost l’abbiamo scovato a Chueca, in Calle Libertad 8.

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Si chiama Momo e offre menù del giorno a 10 euro composti da primo, secondo, dolce e caffè (escluso bevande).

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Il locale è piccino, ma grazioso, ed è gestito da due gentili ragazzi.
Offre piatti ottimi e originali:

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Insalata di rucola, pomodorini, scaglie di parmigiano e melone bianco

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Scaloppine ai funghi

E un delizioso dolce (di cui non ho una foto): torta alla carota e mandorle

Provatelo e fatemi sapere!

MOMO
Calle Libertad 8, Metro Chueca
Madrid

Siviglia e i suoi balconi: un post fotografico

Siviglia è una città da naso all’insù.

Non solo per le sue bellezze più conosciute: la Cattedrale (la più grande cattedrale gotica al mondo), la Giralda (la torre campanaria della cattedrale) e l’Alcazar (il palazzo reale) che, in effetti, lasciano veramente senza fiato.

Ciò che mi ha particolarmente stupita, poichè inaspettato, è stato lo splendore dei balconi di alcune palazzine, situati soprattutto nelle vie meno battutte dai turisti.

Nonostante il caldo eccessivo e la luce acceccante, ho passato le mie giornate a Siviglia ammirando questi splendidi balconi e sognando di comprarne uno tutto per me (sarà possibile comprare solamente il balcone senza l’appartamento annesso?) 🙂

Uno degli elementi che li rende tanto belli, a mio parere, è la presenza degli azulejos, le famose piastrelle in ceramiche, presenti in Spagna e Portogallo, decorate nelle maniere più disparate.

I più belli li ho incontrati allontanandomi un pochino dal centro: nel quartiere di Triana e nei pressi di Santa Catalina.

Ovviamente ci sono anche quelli più originali, con qualche messaggio annesso…

E quelli più romantici…

Le passeggiate per Siviglia sono, indubbiamente, uno dei ricordi più belli dell’estate appena trascorsa…

(Sono dispiaciuta per la pessima qualità delle immagini, ma sono tutte state fatte con un iphone!)

Mangiare una buona pizza a Siviglia? Si può!

Come già raccontato in altri posts non sono certo una che ricerca cibi  italiani all’estero. Anzi, sperimentare la cucina locale è una delle parti più interessanti e divertenti del viaggio e mai potrei privarmi di tale piacere. Della mia passione ne parlai giusto qui.

Ma dopo due settimane in giro per la Spagna, con l’intestino carico di (ottime) tapas, jamon serrano, gazpacho, paella e decine di altri splendidi piatti…bè, un semplice desiderio di pizza ha cominciato a trasformarsi in esigenza vera e propria. Quasi questione di sopravvivenza, lo ammetto.

Cercando in lungo e in largo sul web non abbiamo trovato particolari info su qualche buona pizzeria italiana a Siviglia. Ed è per questo che ho deciso di creare un post apposito (è vero, noioso!)per tutti coloro che dovessero trovarsi nella nostra stessa situazione (ossia: intestini supplicanti!)

Il posticino in questione si chiama L’oca giuliva e si trova lungo Mateos Gago 9, la strada principale del Barrio Santa Cruz.

La pizza è assolutamente buona, ma anche gli altri piatti che abbiamo visto avanzare verso i tavoli adiacenti erano proprio da acquolina in bocca! I camerieri, praticamente tutti italiani, gentili e cordiali. Ci hanno anche offerto un amaro a fine pasto!

E poi il locale…assolutamente delizioso! Tutto in tonalità bianco e verde pastello, con tavolini e sedie in legno, piantine e candele ovunque e qualche arredo sfizioso tipo una vecchia bici appesa ad una parete! Infine non vi lasciate sfuggire una capatina in bagno…talmente grazioso che quasi quasi avrei cenato lì 🙂

INFO: L’oca giuliva, Mateos Gago 9, Siviglia

Per qualche foto dei piatti clicca qui

Alfama, Lisbona

Passeggiando per Rua Alfandega, alla destra il Rio Tago, si arriva in una splendida piazzetta ferma nel tempo. Qui comincia il quartiere Alfama. Il benvenuto lo danno il Museo do fado e le donne dai capelli corvini e i visi rugosi sedute sulle panchine per la chiacchiera pomeridiana.

Se aveste solo cinque minuti della vostra vita da spendere a Lisbona (grosso errore!) senza ombra di dubbio dovreste recarvi qui.

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Dalla piazzetta è possibile scegliere la strada che più attira la vostra attenzione e cominciare a percorrerla. Inutile tentare di orientarsi: Alfama è un fitto reticolato di vicoli che salgono e scendono in continuazione, mettendo a dura prova la resistenza fisica di chiunque. Ma perdersi qui è un’esperienza incredibile, che lascia il segno.

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É possibile fare qualsivoglia incontro, ad Alfama.

Donne che stendono i panni, vecchiette che chiacchierano sul ciglio della porta, giovani che giocano a calcio creando porte precarie con un palo della luce e un tavolino in legno, altri piazzati su un gradino a giocare a carte.

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Nonostante i 40 gradi di questo afoso agosto, Alfama è sempre più fresco rispetto al resto della città. Le sue strade sono talmente strette da non permettere al sole di far penetrare i suoi raggi fino all’asfalto.
Ognuno addobba la propria casa come meglio crede: chi piazza una bandiera del Portogallo sulla finestra, chi appende al muro gabbiette per uccellini, chi mostra la sua passione per il fado.

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Noi, in cerca di un posto in cui rifocillarci, ci catapultiamo in uno dei tanti ristoranti che si trovano sulla strada. Si chiama Porta d’Alfama e pranzare qui si è rivelata un’esperienza più unica che rara. È gestito da un’intera famiglia. Difficile ricevere un sorriso da questi bizzarri portoghesi, ma il cuore si stringe quando, assaggiando un ottimo piatto di entrecote, il fado comincia a suonare dalle casse del locale. Qua, come in molti altri locali di Lisbona, il cibo viene cucinato in una griglia all’aperto, come fosse un picnic tra amici. Appena seduti ci viene servito un antipastino che, impareremo dopo, puoi scegliere se mangiare (e quindi pagare) o meno. In genere si tratta di un buonissimo formaggio di forma tonda e qualche crocchetta di pesce. E alla fine, quando vedi il conto, ti verrebbe voglia di pranzare una seconda volta.

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Sembra sia sempre festa, ad Alfama. Addobbata come fosse un albero di natale anche il tre di agosto. I fili colorati appesi ai balconi si mischiano alla vivacità delle pareti delle case. E anche quando cala il sole Alfama continua a brillare, di luce propria. E a diffondere ovunque le dolci melodie del suo fado.

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Stavolta tocca a me!

io vacanza, tu lavorare

Di luoghi e di pietanze

Da qualche tempo il ricordo di Madrid torna prepotente. Vista e apprezzata qualche anno fa, quest’estate ci ospiterà nuovamente. Oltre all’emozione di ri-godere dell’atmosfera che si respira nei suoi caratteristici quartieri e al desiderio di spaparanzarmi sui suoi numerosi parchi, c’è un pensiero che ultimamente fa capolino: il cibo.

Perché a Madrid ho avuto l’esperienza culinaria più tragica della mia vita da viaggiatrice rischiando il pronto soccorso. Ma, e qui sta il paradosso, se penso a questa città non può che venirmi in mente una cosa. E di cibo si tratta: la tostada!

Solo Madrid mi ha permesso di scoprire il piacere della colazione salata.

La tostada è semplicemente una fetta di pane abbrustolito condita con del pomodoro, sale, olio. O almeno questa è quella che ho avuto la fortuna di assaggiare da José, divenuto tappa preferita per le nostre scorpacciate mattutine. In realtà sembra vi siano diverse varianti di quella che, alla fine della fiera, non è altro che la nostra bruschetta.

Questo pensiero ne ha mossi degli altri e così mi sono ritrovata a ripensare ai cibi che più ho apprezzato nei miei viaggi per l’Europa…

BARCELLONA: patatas bravas con salsa alioli. Patate fritte tagliate in grossi pezzi (come quelle che noi facciamo al forno, per intenderci) con una specie di maionese, ma dal sapore decisamente più forte poiché contiene aglio. L’ho amata talmente tanto che non ho resistito e me ne sono portata un vasetto in Italia!

TARRAGONA: l’avevo già scoperta in un locale del raval a Barcellona. Qua me ne sono mangiata un piattone enorme (e mi sono pure leccata i baffi). La fideuà è un piatto di spaghettini tagliati condita con frutti di mare e nero di seppia. Generalmente è accompagnata dalla salsa alioli di cui sopra.

VALENCIA: bè, in questa caso, non posso che citare la paella valenciana. E per concludere la serata un dopocena a base di agua de Valencia non può mancare (ad onor del vero, pur portando il nome di questa città, a quante pare si tratta di un cocktail poco richiesto. Nonostante un’insegna grossa quanto una casa con scritto “aqui agua de Valencia”, il tizio del bar a cui la ordinammo era così impreparato che lo vedemmo correre al negozietto accanto per comprare una bottiglia di cava cercando di non farsi vedere da noi 🙂

ZURIGO: avete presente quei piccoli salatini tanto buoni che si stuzzicano nei bar durante l’aperitivo (e che, quando cominci a mangiarne uno devi necessariamente finire l’intera scatola). Ecco, a Zurigo sono enormi. Di pasta morbida. Farciti con prosciutto e formaggio o ricoperti di semini deliziosi. E si chiamano bretzel. E sono assolutamente fantastici. Punto.

BRUXELLES: ne ho già parlato, ma mi devo ripetere. I waffel (in Francia goufre) sono dei rettangoli di morbida pasta dolce sormontati da qualsivoglia golosità (panna, crema, cioccolata, frutta, nocciole). Ne basta uno e sei a posto per tutto il giorno! E poi le patatine fritte…mai assaggiate di così buone! Pare vengano fritte ben due volte, non si sa bene in cosa (e, forse, meglio continuare a non saperlo…)

VIENNA: risulto banale se confermo che la cosa in assoluto più buona mangiata qui è la torta Sacher? In Austria, però, è anche possibile assaporare dell’ottimo punch. Ottimo per addolcire la bocca e scaldarsi dalla testa ai piedi!

BUDAPEST: nel più bel mercato al coperto di Budapest si nascondono dei postini per pranzare niente male! Oltre ai prezzi veramente irrisori, è possibile assaggiare dell’ottimo Gulash con paprika e patate (il prezzo? Se non ricordo male l’equivalente di 2,50 euro al piatto!)

LONDRA: senza troppi giri di parole…senz’altro il famoso fish and chips è il piatto più buono ed economico da provare qui!

PRAGA: più che di cibo, la prima cosa che mi viene in mente pensando a questa città è, indubbiamente, l’ottima birra!

PARIGI: se dovessi scegliere un luogo, oltre la cara vecchia Italia, in cui sfondarmi di cibo fino a collassare, bè, è deciso, la Francia vince su tutti. Troppi piatti avrei da raccontare, ma comincio col proporne tre: fondue, crepes e macaron.

La fondue esiste in due varianti: savoyarde e bourguignonne. La prima è una meravigliosa crema di formaggi in cui infilzare pezzi di pane, mentre la seconda è composta da pezzi di carne da cuocere al momento e assaporare con deliziose salsine.

Le crepes francesi non temono confronti. Cercatene in giro per il quartiere latino e magari assaggiatene una con melanzane, pomodori secchi e formaggio…

I macaron sono dei dolcini superbi. A vederli la prima volta non gli avrei dato una lira. “Cos’è quella roba secca? E costano pure un euro l’uno! Ma per carità…” Le ultime parole famose…ne ho assaggiato almeno uno per ogni colore, spendendo un capitale…ma che goduria!

E voi, che cibi avete assaggiato in giro per il mondo?

Qualche consiglio goloso per il nostro prossimo viaggio in Andalucia e Portogallo??

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