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In Val di Susa per un tuffo nel Medioevo

Sant’Ambrogio di Torino.

Non poteva che starmi simpatico questo paesino della Val Susa, bandiera del movimento contro la Tav.

E poi, sabato 30 giugno, abbiamo avuto il piacere di visitarlo e di godere dell’ospitalità di questo delizioso comune a due passi da Torino.

E di immergerci, d’un sol colpo, nei sapori e nei colori medioevali.

Qualche giorno fa si è svolta, infatti, la terza edizione della Battaglia delle Chiuse, rievocazione storica della battaglia avvenuta tra Longobardi e Carlo Magno nel 773 d.C.

Ed io, vera amante di sagre e manifestazioni paesane, non potevo proprio lasciarmela scappare!

Ci siamo immediatamente immersi in un clima perfettamente ricostruito quando, all’entrata nel paese, ci siamo ritrovati a scambiare i nostri euro con la moneta locale, i balengu (1 euro=1 balengu).

Abbiamo assaggiato degli ottimi piatti della tradizione piemontese (formaggi con miele, gnocco fritto, dolci vari) e bevuto un buon bicchiere di vino offerto dalla casa.

 

 

 

 

 

 

Due splendidi asinelli hanno passeggiato lungo le vie e si son fatti coccolare dai tanti bimbi presenti. Abbiamo osservato uomini e donne in splendidi costumi d’epoca e ci siamo divertiti con i tanti giochi di strada (la battaglia con i sacchi di juta, il tiro a segno, le trottole e tanti altri) che hanno coinvolto grandi e piccini.

E poi canti, teatro, giocoleria.

 

 

 

 

 

 

 

Sant’Ambrogio è un paese che merita.

Da qui, alzando gli occhi al cielo, è anche possibile ammirare la splendida Sacra di San Michele che domina la vallata.

Impossibile non innamorarsi di questo Piemonte.

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Libera Val di Susa – Marco Rovelli

Comincia tutto sempre
con la città che impone
parola sguardo senso legge
la voce del padrone
la campagna e la montagna
senza alcuna condizione
si immolino al progresso
alla sua grande ragione
all’immensa megamacchina
che non si ferma ad aspettare
chi perde tempo a far domande
a chi serve a cosa serve
chi lo paga chi ha deciso
perchè mai questa violenza
e allora in Val di Susa
una nuova Resistenza

Vent’anni sono lunghi
c’è chi nasce e c’è chi muore
generazioni che procedono
nella stessa direzione
radicate nella terra
nel senso del comune
e da questo contagio
nessuno ne è immune

Contro il traforo i resistenti
a Venaus eran sui prati
arrivarono i gendarmi
teste e ossa fracassati
i resistenti tornarono
dai sentieri del bosco
si ripresero i prati
e altri anni son passati.

A Maddalena di Chiomonte
la battaglia finale
schiere di gendarmi
schiere di corpi su cui passare
ma dopo questo insulto
ancora più forte la convinzione
che in questo stare insieme
è l’unica ragione.

Recalcitro al comando
del progresso infinito
con le armi e la violenza
si impone il sacrificio
resistere allo scempio
è il mio dover di madre
altra decisione sovrana non c’è
questa è la mia terra
ma anche di chi viene
la mia terra rifiuta
solo chi si impone
opporsi al dio denaro
è una questione di coscienza
un patto naturale di resistenza.

Fiaccole accese a rischiarare i monti
si levano i canti dei figli dei figli
la parete calma si illumina di notte
noi ci siamo!
Fiaccole accese a rischiarare i monti
si levano i canti dei figli dei figli
la parete calma si illumina di notte
noi ci siamo

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